“P”

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Eccoci ad un nuovo appuntamento del “Come lo scrivo?”. La lettera di oggi è la quattordicesima dell’alfabeto italiano e sedicesima di quello latino.

Avete capito qual è la protagonista di oggi?! La P, o come siamo soliti chiamarla in italiano, la “pi”.

Come prima cosa vi mostro 5 dei modi in cui scrivo la lettera p, sia nella versione in minuscolo:

ed in maiuscolo:

Gli stili ai quali mi ispiro sono sempre gli stessi ed ormai, soprattutto per chi segue spesso il “Come lo scrivo?” li conosce bene.

Oggi però ho cambiato una delle penne; non ho usato, come accade spesso, la penna stilografica con punta F, ma una penna che non avevo mai usato prima per gli appuntamenti del mercoledì: una fineliner, quella della Micron, con punta da 0.03. Le altre due invece sono sempre le Fudenosuke di Tombow (quella blu è hard tip, mentre quella nera è soft tip).


Storia…

La lettera p latina, così come la etrusca, derivano dalla greca Pi (Π; π) e dalla semitica Pê (che significava bocca).

Sia la latina che la etrusca erano rappresentate dal simbolo [p].

Fonetica…

Nell’alfabeto fonetico internazionale, il simbolo [p] indica una consonante occlusiva bilabiale sorda.

Nella pronuncia di questo suono, la bocca si chiude (per questo il modo di articolazione è occlusivo), seguito poi da un brusco rilascio. È bilabiale perché nella pronuncia le labbra si toccano; mentre è sorda perché non vengono coinvolte le corde vocali.

Lo stesso simbolo [p] rappresenta anche la lettera Rho dell’alfabeto greco.

… nella lingua italiana

Nella lingua italiana, la p segue regolarmente la p latina in ogni posizione.

La possiamo trovare in posizione iniziale, prima o dopo consonante.

Davanti a consonante liquida o tra due vocali può trovarsi o scempia ( aprile, capo) oppure doppia ( apprendere, coppa).

Piccola curiosità

Il suono [p] della consonante occlusiva bilabiale sorda non è contemplato dal sistema fonologico Arabo. Per questo motivo un madrelingua arabo trova molta difficoltà nel pronunciare questo suono in maniera corretta, perché nel loro sistema è contemplato solo il corrispettivo sonoro [b].


Anche per oggi abbiamo finito.

Vi aspetto mercoledì prossima con la nuova lettera 😉

C. P.

“O”

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In questo nuovo appuntamento del “Come lo scrivo?” vedremo la quarta della 5 vocali della lingua italiana: la O.

È la 13° lettera dell’alfabeto italiano e per la sua forma caratteristica viene spesso usata come esempio tipico di rotondità. Si è infatti soliti definire “tondo come la O di Giotto” un oggetto o qualcosa che è perfettamente tonda.

Ma, prima di conoscerla un po’ più a fondo, vi mostro i miei 5 modi per scrivere questa lettera:

Come potete notare dalla foto, accanto alle mie 5 O vi mostro anche le punte delle penne che ho usato. Sono quelle che uso per ogni “Come lo scrivo?”, e sono la penna stilografica di Faber-Castell con punta F, e le Fudenosuke brush pen di Tombow, con punta hard e soft.


Ma ora, bando alle ciance, e conosciamo meglio la O.

La O rappresenta due fonemi vocali che appartengono entrambi alla serie velare. Si può infatti leggere o pronunciare come “aperta” (es. Però), ed in questo caso è una vocale posteriore semiaperta arrotondata /ɔ/; oppure “chiusa” (es. Pero), ed è invece una vocale posteriore semichiusa arrotondata /o/.

Nella pronuncia le labbra sono arrotondate e spinte leggermente in avanti. L’apertura di queste, insieme all’abbassamento della lingua, sono maggiori nel caso della pronuncia aperta, e minori in quello della pronuncia chiusa.

L’alfabeto greco scriveva queste due valenze con 2 caratteri diversi: Omega (maiuscolo Ω, minuscolo ω) e Omicron (maiuscolo O, minuscolo o).

Fonetica…

Nell’alfabeto fonetico internazionale (IPA) il simbolo [o] rappresenta una vocale posteriore medio-alta.

… Storia

Alcuni alfabeti erano soliti trascrivere il simbolo [o] con il semitico En ( che significava occhio) oppure con la fenicia Ayin sebbene il loro suono fosse consonantico, più precisamente trascrivevano quella della fricativa faringale sonora ( rappresentato con il simbolo ʕ nell’alfabeto fonetico internazionale). Ma la sua forma semplice ha evitato che ci fossero modifiche rilevanti nella forma, e così il simbolo [o] rappresentava la vocale o sia nell’alfabeto greco (omicron) che in quello etrusco e latino.

Ortografia italiana

L’ortografia italiana rappresenta entrambi i suoni vocali con lo stesso simbolo O; questo ovviamente crea una maggiore incertezza sulla corretta pronuncia, se si considera, inoltre, che alcuni dialetti italiani conoscono solo uno dei 2 timbri.

Dal ‘500 in poi, per ovviare questo problema, si è deciso di usare gli accenti: accento acuto sulla O tonica chiusa (ó) e quello grave su O tonica aperta (ò).

La distinzione tra i due timbri serve in realtà per distinguere parole scritte nello stesso identico modo, ma che hanno suono diverso, come ad esempio cólto (istruito) e còlto (participio del verbo cogliere), oppure bòtte (percosse) e bótte (contenitore), ecc.


Anche l’appuntamento di questo mercoledì è giunto al termine.

Vi aspetto mercoledì prossimo ✌

C.P.

“N”

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Siamo arrivati al dodicesimo appuntamento del “Come lo scrivo?” ed oggi vi mostro 5 modi diversi per scrivere la lettera N.

Anche oggi, le mie fedeli compagne di “scrittura” sono state la mia penna stilografica con punta F (F sta per fine), e le Fudenosuke brush pens di Tombow.

Ecco intanto 5 “n” in minuscolo…

… e 5 in maiuscolo:


Ma ora conosciamola meglio!

Un po’ di Storia…

La “n” è la dodicesima lettera dell’alfabeto italiano.

Alcuni popoli semitici, adattarono i geroglifici egizi per creare il loro alfabeto ed utilizzarono quello del serpente per rappresentare la lettera N (perché nella loro lingua la parola serpente cominciava con questo suono; mentre il geroglifico egizio invece rappresentava la lettera J). In altre lingue successive, che adattarono questo simbolo per creare i loro alfabeto, il nome della lettera, nun, significava “pesce”.

Da questa lettera comunque si è poi evoluta la NI greca, e successivamente, attraverso anche l’etrusco, si è evoluta la N latina.

… e un po’ di fonetica.

Nell’alfabeto fonetico internazionale (IPA), il simbolo [n] rappresenta una consonante nasale alveolare sonora.

Nasale è il modo di articolazione. Questo vuol dire che questo fono si ottiene attraverso l’occlusione del canale orale (bocca) e l’aria defluisce attraverso il naso.

Il luogo di articolazione è invece alveolare perché, nel pronunciare questo fono, la lingua si accosta agli alveoli.

Ed è sonora perché c’è vibrazione delle corde vocali.


Da quando abbiamo iniziato “Come lo scrivo?” abbiamo iniziato a conoscere le lettere del nostro alfabeto anche dal punto di vista fonetico e per ogni lettera vi dico sempre se è sorda o sonora. Ma voi sapete come riconoscere una sorda da una sonora?

È molto più semplice di quello che si potrebbe pensare. Provate a toccare la laringe mentre pronunciate un lettera e se sentirete una vibrazione vuol dire che la lettera in questione è sonora; se invece non sentite nulla vuol dire che è sorda.


Anche per oggi è tutto,

A mercoledì prossimo ✌

C. P. ✌

“M”

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Eccoci di nuovo qui per l’appuntamento n. 13 del nostro “Come lo scrivo?”.

Oggi vedremo parleremo un po’ della tredicesima lettera dell’alfabeto italiano: la “M”.

Per prima cosa ecco le mie 5 M:

5 modi per scrivere M in minuscolo
5 modi di scrivere M in maiuscolo

Chi segue gli appuntamenti del “Come lo scrivo?” conosce ormai anche gli stili ai quali mi ispiro, che sono Corsivo Americano, Typewriter font, Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo moderno, Modern Calligraphy.

Per quanto riguarda invece le penne che ho usato, ve elenco di seguito:

  • 1 e 2 -> Penna stilografica Faber Castell, punta F
  • 3 e 4 -> Tombow Fudenosuke, hard tip
  • 5 -> Tombow Fudenosuke, soft tip

Ora, però, è giunto il momento di conoscere un pochino meglio questa lettera.

Un po’ di storia…

Questa lettera, che nell’alfabeto italiano occupa la tredicesima posizione, deriva dalla greca “mi” (M, μ); a sua volta, “mi” deriva dal fenicio “mem”, il quale sembra trarre origine dal simbolo dell’acqua.

… e un po’ di fonetica

Nell’alfabeto fonetico internazionale il simbolo [m] rappresenta una consonante nasale bilabiale sonora. Vediamo meglio cosa significa:

  • Il modo di articolazione è nasale, e questo vuol dire che nel pronunciare questo fono, l’aria passa attraverso le narici.
  • Il luogo di articolazione è bilabiale. Il labbro inferiore e quello superiore si avvicinano fino a creare, nel caso di questo fono, una totale occlusione della cavità orale.
  • È sonora perché durante l’articolazione del fono le corde vocali vibrano.

Nella lingua italiana…

Nella grammatica della lingua italiana, si può trovare anche raddoppiata.

Questo accade quando si trova davanti ad i semiconsonante (es. vendemmia); oppure, a volte, anche quando si trova tra due vocali (es. femmina).

Può essere preceduta o seguita da alcune consonanti. Spesso le consonanti che la precedono sono L, R e S; mentre quelle che la seguono sono P e B. I casi in cui sia preceduta o seguita diverse da quelle sopra sono molto pochi (es. acme, istmo; Gramsci).


Per oggi questo “Come lo scrivo?” termina qui.

Vi aspetto mercoledì prossimo per la nuova lettera 😉✌🏻

C.P.

“L”

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Oggi è il 10° appuntamento del “Come lo scrivo?” e quindi la lettera protagonista di oggi è la L.

Ecco i miei 5 modi di scrivere la L minuscola… :

… e la L maiuscola:

Ormai sapete bene a quali stili mi ispiro, che sono Corsivo americano, Typewriter font, Corsivo inglese, Stampatello minuscolo, Modern Calligraphy.

Per quanto riguarda invece le penne che ho usato, sono una penna stilografica (punta F), una fineliner (punta 0.1) e le Fudenosuke di Tombow (punta hard e soft).


La Lettera L

Come vi ho già anticipato all’inizio dell’articolo, la L, o come la conosciamo noi italiani, la “elle”, è la decima lettera dell’alfabeto italiano.

Storia

La L deriva dal semitico “Lamed”, che rappresentava il valore fonetico [l]. Lo stesso valore fonetico è rimasto invariato nella “Lambda” dell’alfabeto greco, così come nei successivi alfebeti etrusco e latino.

Fonetica

Dal punto di vista fonetico, la “ella” italiana è una consonante laterale alveolare sonora.

Nella lingua italiana può trovarsi tra due vocali; in questo caso, può essere di grado tenue o rafforzato. È di grado tenue nella parola “pala” ad esempio, mentre è di grado rafforzato nella parola “palla”.

In tutte le altre posizioni è invece di grado medio.

Si trova spesso anche in gruppi consonantici, come cl, gl, tl, dl, pl, bl, fl, vl. In questi casi formano un’unica sillaba con la vocale che le segue.

In altri gruppi possibili, come ad esempio lm, rn, appartengono a due sillabe diverse (es. al-ma, o stor-no).


Anche il decimo appuntamento è giunto al termine.

A mercoledì prossimo con un nuovo “Come lo scrivo?” ✌

C.P.

“K”

Calligrafia, Come lo scrivo?

Here we are again! Altro mercoledì, altro “Come lo scrivo?”.

Oggi è il turno della lettera K. Questa è l’undicesima lettera dell’alfabeto latino e deriva dall’alfabeto greco, nel quale ancora oggi rappresenta la lettera Kappa.


5 modi per scrivere “k”

Inizio mostrandovi subito i 5 modi che ho scelto per scrivere la lettera K:

Anche oggi, per realizzare queste 5 k, ho usato una penna stilografica della Faber-Castell (punta F) e le Fudenosuke di Tombow (hard e soft tip).


Fonetica…

Nell’alfabeto fonetico internazionale, il simbolo [k] rappresenta una occlusiva velare sorda.

Uso nella lingua italiana

Nella lingua italiana la lettera k non esiste. Ha iniziato ad essere utilizzata anche nella nostra lingua a causa dei numerosi prestiti da altre lingue, come ad esempio l’inglese.

Sebbene non sia una lettera italiana, il fonema corrispondente [k] è già presente nella nostra lingua. Infatti è rappresentato dalla lettera C, quando questa è seguita dalle vocali A, O ed U, e dal digramma Ch.

… Curiosità

Viene spesso usata in maniera grammaticalmente scorretta nel linguaggio informale, primo fra tutti quello degli SMS, o anche per appunti o note, spesso per recuperare tempo (es.: kosa, kasa, ki, kome, kiama, ecc.).


Per oggi abbiamo finito,

Vi aspetto mercoledì prossimo ✌

C.P.

“J”

Calligrafia, Come lo scrivo?

Eccoci pronti per un nuovo “Come lo scrivo?”.

La lettera che vedremo e conosceremo meglio è la decima del nostro alfabeto, la lettera J.

È stata l’ultima lettera ad essere stata aggiunta all’alfabeto latino; sapete perché? Perché inizialmente era solo una variante grafica della lettera “i”, e per questo motivo la sua posizione è quella successiva alla vocale i e ne condivide anche la storia.

Nella lingua italiana, è usata per rendere il suono semiconsonantico della lettera I, ed è usata principalmente nelle parole prese in prestito da altre lingue.


Ma prima di continuare a parlare di questa lettera, vediamo un po’ quali sono i 5 modi ai quali ho pensato per scrivere la lettera J:

Come sapete, ho scelto 5 stili ai quali ispirarmi per il “come lo scrivo?”, e sono Corsivo Americano, Typewriter Font, Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo e Modern Calligraphy.

Ho usato 3 penne diverse per realizzarli, e sono una penna stilografica di FaberCastell con punta F e le Fudenosuke di Tombow, soft e hard tip.

Sulla pagina Instagram trovate anche il video in time lapse, come tutti i mercoledì; ma nel video di oggi vi mostro anche le penne che ho usato 😉


Conosciamola meglio…

Questa lettera è conosciuta oggi con il suo nome inglese “jay”. In italiano però è nota anche come “i lunga”. Come ho già anticipato nell’introduzione di questo articolo, questa definizione è dovuta al fatto che inizialmente era solo una variante grafica della “i”.


Un po’ di fonetica…

Nell’alfabeto fonetico internazionale, il fonema /j/ rappresenta una “semiconsonante approssimante palatale”.

Approssimante è il modo di articolazione, ed indica il fatto che questo fono si trova al confine tra un’articolazione consonantica ed una vocalica.

Mentre palatale è il luogo di articolazione: questo significa che nel pronunciare questo suono il dorso della lingua entra in contatto con il palato.

Il suono /j/ in alcune lingue o dialetti regionali corrisponde al trittongo -gli- dell’italiano.


Curiosità:

Fino al secondo dopoguerra, nei dizionari e nelle enciclopedie, la “I” e la “J” si trovavano nella stessa sezione. Soltanto durante gli anni ’50 fu creata una sezione dedicata alla lettera J, grazie soprattutto all’afflusso di anglicismi nella nostra lingua.

Il valore fonetico del grafema J cambia nelle diverse lingue europee. Ad esempio nei prestiti dal francese assume il valore di fricativa postalveolare sonora /ʒ/, mentre in quelli dall’inglese assume il valore di affricata postalveolare sonore /d͡ʒ/. La differenza tra le due risiede, come si può notare, solo nel modo di articolazione: nel primo caso è fricativo, vale a dire che il fono è dovuto alla frizione causata dal passaggio ininterrotto di aria attraverso un restringimento del cavo orale; nel secondo invece è affricato, il che significa che il fono è dovuto alla sequenza di una fase occlusiva e di una fricativa.


Per oggi è tutto.

Quante cose sapevate già di questa lettera? Se vi va, fatemelo sapere ✌

Vi aspetto mercoledì prossimo per la lettera K.

C.P.

“I”

Calligrafia

Eccoci pronti con il nuovo “Come lo scrivo?”.

La lettera di oggi è la I, una delle 5 vocali della lingua italiana, nonché 9° lettera del nostro alfabeto.

Nell’alfabeto fonetico internazionale, la forma maiuscola I rappresenta una vocale quasi anteriore, quasi chiusa, non arrotondata; mentre la forma minuscola rappresenta una vocale quasi anteriore chiusa, non arrotondata. È la più chiusa delle vocali, infatti la lingua è sollevata verso il palato anteriore e l’apertura delle labbra è minima.


Ma prima di conoscerla meglio, vi mostro i 5 modi per scrivere questa lettera:

5 modi per scrivere “I” in minuscolo
5 modi per scrivere “I” in maiuscolo

Gli stili ai quali mi ispiro ormai li conoscete bene (Corsivo Americano, Typewriter font, Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo, Modern Calligraphy).

Le penne che ho usato sono una Fineliner con punta da 0.1, e le Fudenosuke della Tombow (hard e soft tip).


Un po’ di Storia…

Nella sua forma maiuscola, la I rappresenta la IOTA dell’alfabeto greco, nel quale è una vocale breve.

La IOTA greca deriva molto probabilmente dalla JODH semitica. Mantenne la forma invariata anche nell’alfabeto etrusco e successivamente in quello latino, e così è giunta fino all’alfabeto italiano.

Inizialmente si presentava senza il punto che tutti noi siamo abituati ad usare. Fu nel Medioevo che fu introdotto dagli amanuensi, perché nella scrittura gotica la “i” è molto simile alla u, alla m ed alla n.

Alfabeto scrittura gotica

… e un po’ di Ortografia

Dal punto di vista ortografico, la lettera I ha un ruolo poliedrico: infatti ha diverse funzioni fonologiche e grafiche.

Si possono distinguere 4 tipologie di I che vengono usate nell’ortografia italiana:

  1. Vocalica
  2. Semiconsonantica
  3. Diacritca
  4. Di natura semplicemente ortografica

Ma cerchiamo di capire meglio.

La I si può considerare vocalica quando è sede di accento di una parola, oppure quando rappresenta un nucleo di sillaba.

È invece semiconsonantica (grafema semiconsonantico /j/) quando è il primo elemento di un dittongo o di un trittongo, o quando si trova tra due vocali.

La definiamo diacritica quando non rappresenta alcun fonema, ma determina il valore fonetico di una lettera che la precede. Se la troviamo da sola forma un Digramma (es. ci; gi), mentre se è unita ad altro segno grafico forma un Trigramma (es. sci; gli). Nei gruppi quali “cia cio ciu”, “gia gio giu”, “scia scio sciu”, “glia glie glio gliu”, ha la funzione di indicare la pronuncia dolce delle consonanti.

Ha un valore solamente ortografico quando non ha né funzione fonologica né tantomeno diacritica. In questo caso la presenza della lettera I è motivata da altre ragioni, come ad esempio Etimologiche, Grammaticali o semplicemente per Convenzioni.


Quanto conoscevate questa lettera?

A mercoledì prossimo ✌

C.P.

“H”

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È di nuovo mercoledì e un nuovo “Come lo scrivo?” è pronto con la nuova lettera.

La lettera che oggi conosceremo meglio è la H.

Quella lettera che, noi madrelingua italiani, conosciamo come lettera “muta”. Si, perché effettivamente non ha nessun suono. Ma questo lo vedremo più avanti.

Iniziamo con le mie 5 diverse h:

5 modi per scrivere “H” in minuscolo

Vi ricordo i 5 stili ai quali mi ispiro, che sono Corsivo Americano, Typewriter font, Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo e Modern Calligraphy. Per quanto riguarda invece le penne, sono una penna a punta fine da 0.1 (Staedler) e Tombow Fudenosuke (hard e soft tip).

Se avete letto gli altri articoli della rubrica “Come lo scrivo?”, avrete sicuramente notato che dallo scorso appuntamento, pubblico qui sul blog anche le cinque versioni in maiuscolo.

Et viola!

5 modi per scrivere “H” in maiuscolo

Ma cosa sappiamo della lettera H?

È l’ottava lettera dell’alfabeto italiano.

Si presume derivi dal fenicio, precisamente dalla HETH [h], che indicava un’aspirazione.

È stata tramandata poi nell’alfabeto greco, e in quello latino.

Alcuni dialetti greci ricavarono dalla [h] fenicia la “eta” ( H; η); in quello greco ionico, ad esempio, utilizzarono solo la forma maiuscola per indicare il suono [ɛ:] (vocale anteriore semiaperta non arrotondata).

Nell’alfabeto latino, invece, venne usata con il suo valore fonetico originario [h], ma con il tempo l’aspirazione venne definitivamente perduta.

… E per quanto riguarda la lingua italiana?

Chi leva la H all’huomo non si conosce huomo, e chi la leva all’honore. non è degno di honore.

Ludovico Ariosto

In Italia, la storia della lettera H è un po’ più complessa. Infatti, tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500 si iniziò a pensare di eliminare definitivamente questa lettera dall’alfabeto, comprese le forme del verbo avere.

Ma, nella versione del 1691, il Vocabolario degli amici della Crusca pose fine a questo dilemma:

la h va mantenuta solo nelle 4 forme del verbo avere.

In realtà questa diatriba continuò per molto tempo, addirittura fino al secondo dopoguerra. L’uso della h nella lingua italiana era, ed è necessario, per distinguere le forme verbali dalle omofone.

Qualcuno propose addirittura di distinguere le due ponendo un accento su quelle verbali.

Alla fine, il tutto andò dissolvendosi ed attualmente le forme verbali con la h sono riconosciute come corrette, anche nelle grammatiche.

… E la fonetica?

In tutti gli articoli del “Come lo scrivo?”, e chi legge spesso ormai lo sa, inserisco sempre qualche informazione sulla fonetica di ogni lettera.

Quello che accade con la lettera H è un pochino diverso rispetto alle altre lettere.

Vediamo perché.

La H è l’unica lettera del nostro alfabeto a non avere alcun valore fonetico autonomo. Infatti è spesso definita come “muta”, proprio perché, presa da sola, non ha un suono che la distingua dalle altre lettere.

È però un “grafema diacritico”.

Nella lingua scritta, un grafema diacritico, è una lettera che, non corrispondendo ad un suono, serve solamente a determinare la giusta pronuncia di un’altra o di un gruppo di altre lettere.

E quindi, quando e come la usiamo?

La H, nella lingua italiana, ha due usi principali:

1- In alcune forme coniugate del verbo avere all’indicativo presente (I, II, III persona singolare e III persona plurale);

2- preceduta dalle consonanti C e G e seguita dalle vocali E ed I, indica la consonante velare sorda e sonora (che – ghe; chi – ghi)

Curiosità

Spesso la si trova dopo una vocale, specialmente nelle interazioni, come ad esempio oh! o Ahi!; in questi casi serve per segnarne la lunghezza.

In alcune lingue si conservano ancora i digrammi etimologici quali ph-, th-, ch-.

Per oggi è tutto, spero che l’articolo vi sia piaciuto.

Iniziate a prepararvi per la prossima lettera 😉

C. P. ✌

“G”

Calligrafia, Come lo scrivo?

Eccoci di nuovo con il nostro appuntamento di “come lo scrivo?”.

Oggi conosceremo un po’ meglio la settima lettera del nostro alfabeto, la lettera G.

Per prima cosa, come d’abitudine, vi mostro i miei 5 modi di scrivere la stessa lettera, in minuscolo e, per la prima volta, anche in maiuscolo.

Come al solito, mi ispiro a 5 stili già noti (Corsivo Americano, Typewriter font, Corsivo inglese, Stampatello minuscolo e Modern Calligraphy).

Per scrivere queste 5 versioni di G ho usato solamente 3 tipi di penne: una penna a punta fine da 0.1 e le Fudenosuke di Tombow (hard e soft tip).


Ma proviamo a conoscere meglio questa lettera.

La “G” è la settima lettera dell’alfabeto italiano e latino.

Un po’ di storia…

La maggior parte delle lettere del nostro alfabeto e di quello latino, derivano in realtà dall’alfabeto etrusco, fatta eccezione per la G, la Y e la Z.

Ne consegue, quindi, che questa lettera è stata introdotta successivamente, più precisamente intorno al 230 a.C.

È bastato aggiungere un trattino alla lettera C, a sua volta derivante dal “gamma” greco. Questo perché si era reso necessario distinguere il suono sordo [k] da quello sonoro [g]. Prima di allora, in latino, veniva utilizzata indifferentemente la lettera C per entrambi i suoni.

… e un po’ di fonetica.

Nella lingua italiana, dal punto di vista della fonetica, distinguiamo 2 tipologie di G, esattamente come per la C:

  1. G dolce -> Affricata* postalveolare sonora [d͡ʒ] davanti alle vocali E ed I
  2. G dura -> Occlusiva velare sonora [g] davanti alle vocali A, O, U.

Inoltre, la troviamo in due digrammi ed un trigramma: davanti alla vocale I la troviamo nel digramma GL, mentre assume valore di nasale palatale nel digramma GN. Davanti a tutte le altre vocali, con valore di laterale palatale, la troviamo nel trigramma GLI.

Una piccola curiosità

Nei caratteri a stampa, la lettere G è una delle poche lettere del nostro alfabeto ad avere 2 “forme”, una più semplice e lineare, e l’altra invece un po’ più articolata ed elegante.


Bene, anche l’appuntamento di oggi giunge al termine.

Sapevate tutte queste cose sulla lettera G?

Fatemelo sapere nei commenti se vi va ✌🏻

A Mercoledì prossimo

C.P.

*Affricata -> una consonante affricata è una consonante che viene prodotta in due fasi: la prima è una fase occlusiva, mentre la seconda è una fase fricativa. Questo vuol dire che per pronunciarla bisogna creare un’occlusione, ma il rilascio di aria non avviene in modo esplosivo (come per le consonanti occlusive), ma avviene in maniera graduale.

“F”

Blog e Tutorial, Calligrafia

Siamo giunti al sesto appuntamento di “Come lo scrivo?”. La lettera di oggi, come potete ben intuire dal titolo, è la “F”.

Come vi dicevo nell’articolo della scorsa settimana, cerco ispirazione sempre dagli stessi stili (Corsivo Americano, Typewriter font, Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo e Modern Calligraphy), e utilizzo quasi sempre le stesse penne.

Oggi però, per la prima “f” ho usato una penna calligrafica della Faber- Castell, mentre per le altre, in ordine, ho usato le solite fineliner della Staedler con punta da 0.1 (n.2), e Tombow Fudenosuke (Hard tip n. 3 e 4, e Soft tip n.5).

5 Modi di scrivere la lettera “F” di Calligra_Philo

Ma ora, dopo avervi mostrato 5 font diversi per scrivere e disegnare la lettera F, cerchiamo di conoscerla un pochino meglio.

Un po’ di fonetica

La F è la sesta lettera dell’alfabeto italiano. In fonetica (branca della linguistica che studia i fonemi, o i suoni articolati dall’apparato fonatorio umano), è una consonante fricativa labiodentale sorda, rappresentata dal grafema [f]. Quando diciamo fricativa, si intende il modo di articolazione che consiste nel restringimento del canale vocale (bocca). Labiodentale, invece, indica il luogo di articolazione: in questo caso, i denti incisivi superiori si accostano al labbro inferiore. Ed infine sorda perché nell’atto di emissione del suono non vi è alcuna vibrazione delle corde vocali.

Un po’ di storia

Dal punto di vista storico, la lettera F ha la stessa origine delle lettere V, U, Y, W. Tutte derivano dalla lettera semitica waw, che poi si è evoluta nella fenicia wow, da cui, a sua volta, deriva il digamma greco, poi definitivamente scomparso.

Successivamente gli etruschi modificarono il digamma greco, mutandolo sia in [v] che in [f]. Ed è proprio con quest’ultimo valore fonetico che arriva nell’alfabeto latino, e rimane poi in quello italiano.


Spero che questa rubrica vi piaccia. Su Instagram trovate il nuovo post, così potete dare un’occhiata anche al video time lapse della lettera F.

Al prossimo mercoledì,

C.P. ✌🏻

“E”

Come lo scrivo?

Da quando ho iniziato “come lo scrivo?” sono passate 5 settimane; ho iniziato con l’alfabeto e siamo quindi in arrivati al turno della lettera e.

Cercherò nei prossimi giorni di inserire anche le prime 4 lettere che abbiamo già visto nelle settimane passate.

Ma veniamo a noi: ho scelto 5 stili abbastanza noti come punto di partenza per scrivere le 5 diverse tipologie di lettera.

Nello specifico, seguo quest’ordine: Corsivo Americano, Typewriter font (lo stampatello minuscolo della macchina da scrivere per intenderci), Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo e Modern Calligraphy (Bouncy la maggior parte delle volte).

Anche gli strumenti che uso sono sempre gli stessi, così da non creare confusione e sono una fineliner della Staedler con punta da 0,1 per i primi due font, e le penne Tombow Fudenosuke (Hard e Soft tip).

La “e” è una delle mie lettere preferite da scrivere. Trovo molto piacevole il movimento del polso e la forma morbida che si incrocia su sé stessa.

Ma in quanti sappiamo come nasce la lettera e?

La e è la quinta lettera, nonché una vocale, dell’alfabeto italiano, modellato su quello latino. È anche la quinta lettera dell’alfabeto etrusco, ma deriva in realtà da quello greco, e più precisamente dalla “Epsilon” (maiuscola), della quale mantiene la stessa forma e anche la funzione.

Epsilon maiuscola e minuscola – By Calligra_Philo

Esiste poi una variante di questa lettera, definita “e commerciale”.

By Calligra_Philo

La & non è considerata un carattere dell’alfabeto latino, ma viene accettata una variante (ottenuta mediante la legatura con la t del latino et) che può essere usata in contesti particolari.

Nella lingua italiana è la più nota delle congiunzioni, ed ha una funzione semplicemente aggiuntiva.

Seguita da altra vocale può assumere la forma eufonica “ed” (soprattutto davanti ad un’altra e).

Inoltre, come tutte le vocali italiane, la e può essere accentata. In italiano esistono due tipi di accenti: grave (suono aperto) e acuto (suono chiuso).

Ma, mentre l’accento delle vocali a, i, u, o è convenzionalmente grave, la e può presentarsi sia con accento grave (caffè) che con accento acuto (perché).

L’uso di entrambi gli accenti sulla lettera e serve, ad esempio, a risolvere alcuni casi di ambiguità che potrebbero crearsi.

Si pensi ad esempio alla parola “pesca”:

Pésca -> dal verbo pescare

Pèsca -> frutto del pesco

Per oggi è tutto, spero che questa nuova rubrica possa interessarvi.

A mercoledÌ prossimo ✌🏻😊

C.P.