Eccoci pronti per un nuovo “Come lo scrivo?”.
La lettera che vedremo e conosceremo meglio è la decima del nostro alfabeto, la lettera J.
È stata l’ultima lettera ad essere stata aggiunta all’alfabeto latino; sapete perché? Perché inizialmente era solo una variante grafica della lettera “i”, e per questo motivo la sua posizione è quella successiva alla vocale i e ne condivide anche la storia.
Nella lingua italiana, è usata per rendere il suono semiconsonantico della lettera I, ed è usata principalmente nelle parole prese in prestito da altre lingue.
Ma prima di continuare a parlare di questa lettera, vediamo un po’ quali sono i 5 modi ai quali ho pensato per scrivere la lettera J:

Come sapete, ho scelto 5 stili ai quali ispirarmi per il “come lo scrivo?”, e sono Corsivo Americano, Typewriter Font, Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo e Modern Calligraphy.
Ho usato 3 penne diverse per realizzarli, e sono una penna stilografica di FaberCastell con punta F e le Fudenosuke di Tombow, soft e hard tip.
Sulla pagina Instagram trovate anche il video in time lapse, come tutti i mercoledì; ma nel video di oggi vi mostro anche le penne che ho usato 😉
Conosciamola meglio…
Questa lettera è conosciuta oggi con il suo nome inglese “jay”. In italiano però è nota anche come “i lunga”. Come ho già anticipato nell’introduzione di questo articolo, questa definizione è dovuta al fatto che inizialmente era solo una variante grafica della “i”.
Un po’ di fonetica…
Nell’alfabeto fonetico internazionale, il fonema /j/ rappresenta una “semiconsonante approssimante palatale”.
Approssimante è il modo di articolazione, ed indica il fatto che questo fono si trova al confine tra un’articolazione consonantica ed una vocalica.
Mentre palatale è il luogo di articolazione: questo significa che nel pronunciare questo suono il dorso della lingua entra in contatto con il palato.
Il suono /j/ in alcune lingue o dialetti regionali corrisponde al trittongo -gli- dell’italiano.
Curiosità:
Fino al secondo dopoguerra, nei dizionari e nelle enciclopedie, la “I” e la “J” si trovavano nella stessa sezione. Soltanto durante gli anni ’50 fu creata una sezione dedicata alla lettera J, grazie soprattutto all’afflusso di anglicismi nella nostra lingua.
Il valore fonetico del grafema J cambia nelle diverse lingue europee. Ad esempio nei prestiti dal francese assume il valore di fricativa postalveolare sonora /ʒ/, mentre in quelli dall’inglese assume il valore di affricata postalveolare sonore /d͡ʒ/. La differenza tra le due risiede, come si può notare, solo nel modo di articolazione: nel primo caso è fricativo, vale a dire che il fono è dovuto alla frizione causata dal passaggio ininterrotto di aria attraverso un restringimento del cavo orale; nel secondo invece è affricato, il che significa che il fono è dovuto alla sequenza di una fase occlusiva e di una fricativa.
Per oggi è tutto.
Quante cose sapevate già di questa lettera? Se vi va, fatemelo sapere ✌
Vi aspetto mercoledì prossimo per la lettera K.
C.P.
