È di nuovo mercoledì e un nuovo “Come lo scrivo?” è pronto con la nuova lettera.
La lettera che oggi conosceremo meglio è la H.
Quella lettera che, noi madrelingua italiani, conosciamo come lettera “muta”. Si, perché effettivamente non ha nessun suono. Ma questo lo vedremo più avanti.
Iniziamo con le mie 5 diverse h:

Vi ricordo i 5 stili ai quali mi ispiro, che sono Corsivo Americano, Typewriter font, Corsivo Inglese, Stampatello minuscolo e Modern Calligraphy. Per quanto riguarda invece le penne, sono una penna a punta fine da 0.1 (Staedler) e Tombow Fudenosuke (hard e soft tip).
Se avete letto gli altri articoli della rubrica “Come lo scrivo?”, avrete sicuramente notato che dallo scorso appuntamento, pubblico qui sul blog anche le cinque versioni in maiuscolo.
Et viola!

Ma cosa sappiamo della lettera H?
È l’ottava lettera dell’alfabeto italiano.
Si presume derivi dal fenicio, precisamente dalla HETH [h], che indicava un’aspirazione.
È stata tramandata poi nell’alfabeto greco, e in quello latino.
Alcuni dialetti greci ricavarono dalla [h] fenicia la “eta” ( H; η); in quello greco ionico, ad esempio, utilizzarono solo la forma maiuscola per indicare il suono [ɛ:] (vocale anteriore semiaperta non arrotondata).
Nell’alfabeto latino, invece, venne usata con il suo valore fonetico originario [h], ma con il tempo l’aspirazione venne definitivamente perduta.
… E per quanto riguarda la lingua italiana?
Chi leva la H all’huomo non si conosce huomo, e chi la leva all’honore. non è degno di honore.
Ludovico Ariosto
In Italia, la storia della lettera H è un po’ più complessa. Infatti, tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500 si iniziò a pensare di eliminare definitivamente questa lettera dall’alfabeto, comprese le forme del verbo avere.
Ma, nella versione del 1691, il Vocabolario degli amici della Crusca pose fine a questo dilemma:
la h va mantenuta solo nelle 4 forme del verbo avere.
In realtà questa diatriba continuò per molto tempo, addirittura fino al secondo dopoguerra. L’uso della h nella lingua italiana era, ed è necessario, per distinguere le forme verbali dalle omofone.
Qualcuno propose addirittura di distinguere le due ponendo un accento su quelle verbali.
Alla fine, il tutto andò dissolvendosi ed attualmente le forme verbali con la h sono riconosciute come corrette, anche nelle grammatiche.
… E la fonetica?
In tutti gli articoli del “Come lo scrivo?”, e chi legge spesso ormai lo sa, inserisco sempre qualche informazione sulla fonetica di ogni lettera.
Quello che accade con la lettera H è un pochino diverso rispetto alle altre lettere.
Vediamo perché.
La H è l’unica lettera del nostro alfabeto a non avere alcun valore fonetico autonomo. Infatti è spesso definita come “muta”, proprio perché, presa da sola, non ha un suono che la distingua dalle altre lettere.
È però un “grafema diacritico”.
Nella lingua scritta, un grafema diacritico, è una lettera che, non corrispondendo ad un suono, serve solamente a determinare la giusta pronuncia di un’altra o di un gruppo di altre lettere.
E quindi, quando e come la usiamo?
La H, nella lingua italiana, ha due usi principali:
1- In alcune forme coniugate del verbo avere all’indicativo presente (I, II, III persona singolare e III persona plurale);
2- preceduta dalle consonanti C e G e seguita dalle vocali E ed I, indica la consonante velare sorda e sonora (che – ghe; chi – ghi)
Curiosità
Spesso la si trova dopo una vocale, specialmente nelle interazioni, come ad esempio oh! o Ahi!; in questi casi serve per segnarne la lunghezza.
In alcune lingue si conservano ancora i digrammi etimologici quali ph-, th-, ch-.
Per oggi è tutto, spero che l’articolo vi sia piaciuto.
Iniziate a prepararvi per la prossima lettera 😉
C. P. ✌
